SETTEMBRE 2007 MATRIMONIO N.1

Partii per il matrimonio della mia amica di Roma subito dopo il lavoro, un venerdì. Uno di quelli di inizio semestre allucinanti. Ero agitata, stanca, nervosa e molto triste, perché non vedevo il mio bel Principe da un pò di tempo, ma mi feci forza e arrivai ad Anzio con un sorriso stampato in faccia pronta per il matrimonio della mia amica, che anche lei era una di quelle in cui non ha mai fatto mistero che un giorno o l’altro si sarebbe sposata. Ha avuto la fortuna di trovare una persona che aveva tutta la voglia di farlo e non é facile trovare un ragazzo di nemmeno quarant’anni che ha ancora voglia di formarsi un nucleo tutto suo, in più é anche molto simpatico ed intelligente, anche se con un carattere molto forte, proprio come quello della mia cara amica omonima: forti ed orgogliosi.<br /><br /><br />La notte prima delle nozze mi accade l’irreparabile: un attacco micidiale di cistite. Era da molto tempo che non lo avevo e quindi non avevo portato con me le pasticche di antibiotico che di solito prendo. Stavo male ma non mi andava di svegliare la mia amica. Scroprii la mattina dopo che lei non aveva dormito per niente e si era messa a guardare una puntata di X-File alla Tv. Appena le dissi del mio problema mi dette subito delle pasticche che aveva perché anche lei ne soffre e fu subito bomba. Andai dal parrucchiere con sua madre e ogni due secondi mi alzavo dalla sedia per poter andare in bagno. E’ una delle sensazioni più spiacevoli che abbia mai provato. Purtroppo il fattore psicologico c’entra anche molto perché se non hai un bagno vicino ti senti persa. Ora capisco che l’attacco di cistite mi viene solo quando sono in un forte stato emotivo e dovevo capire che quello era solo l’inizio di un lungo periodo in cui non mi sarei sentita molto male a livello psicologico.<br /><br />                            Non so come ma ce la feci a vestirmi, a truccarmi ad indossare le scarpe che cominciavano già a farmi male e ad attendere l’ora per andare in chiesa che non era ad Anzio, bensì a Cori, sui monti Lepini, paese d’origine dello sposo. Un grazioso paesello arroccato sulla cima di una collina che faceva tanto presepe. La chiesetta scelta era un amore di architettura romanica, spoglia, con affreschi alle pareti ed un altare in pietra. Essenziale, semplice, dalle linee pulite ma molto elegante. Ci fu però un piccolo problema prima di arrivare in chiesa, l’autista. Non arrivava. L’ansia stava crescendo sempre più, credo di aver avuto il mio primo attacco d’ansia proprio in quel momento e potevo benissimo comprendere la paura della mia amica e sopratutto la paura di dover andare in chiesa con la macchina del padre. L’autista arrivò con quaranta minuti di ritardo. Aveva capito male l’ora. Partimmo come se avessimo un uragano o un tifone dietro di noi pronto a colpirci ed a portarci su, su nel suo vortice per poi batterci tutti a terra. Credo di non aver mai corso in auto come in quel giorno. Ero con la madre della mia amica e guidò per quelle strade di campagne, tra curve, dossi, ponticelli come si dovrebbe guidare solo su un circuito di formula uno ma arrivammo. Fui la prima ad arrivare sul sagrato della chiesa sotto gli occhi di tutti gli invitati che si stavano chiedendo,visibilmente sconvolti, cosa fosse successo.<br /><br />Non ho mai osato chiedere a M.,lo sposo, cosa gli fosse passato per la mente, ma tra non molto lo vedo e glielo chiedo perché é sempre stata una mia grande curiosità.<br />La mia amica era bellissima. E’ molto magra e non a caso l’abito sembrava disegnato sulla sua figura, una seconda pelle di pizzo corredato da un delizioso velo corto. M. era estasiato e il suo volto teso e corrucciato si distese alla sua vista. Io presi posto accanto all’altro testimone, il fratello della mia amica, un bell’aviere di nome F.<br /><br />Durante la cerimonia piansi e credo che fu l’unica volta dopo tanto tempo e fu anche l’ultima. Non permisi più all’emozione di prendere il sopravvento, non volevo più mostrare le mie debolezze, impietosire ancora gli sguardi della gente che avevo intorno e poi stavo ancora male. Mi faceva male il ventre ed anche quelle maledette scarpe. Sì in quel momento avrei desiderato essere rintanata in casa, in pigiama, a piangere tra due cuscini, ma avevo imparato che prima esiste il dovere e poi il piacere: purtroppo ho imparato che l’autocontrollo é tutto. Buon viso a cattivo gioco, sorridere sempre e comunque anche se hai la morte nel cuore. Dovevo essere contenta per la mia amica, per tutti i suoi sogni che in quel momento si stavano realizzando, per la sua vita futura. Ai miei problemi ci avrei pensato più tardi. Come sempre, prima la felicità degli altri poi la mia.<br /><br />La cerimonia terminò e dopodiché ci dirigimmo tutti in un bellissimo agriturismo della zona. Sapeva che mi sarebbe piaciuto perché sembrava la classica casa toscana ristrutturata: pareti in pietra, cotto in terra, bellissima piscina <em>dehors. </em>Solo gli aperitivi potevano bastare. Un trionfo di salumi della zona, mozzarelle, crudité, il tutto innaffiato da champagne, analcolici, vini dei castelli romani e poi che dire della cena? Purtroppo non mangiai molto, niente di niente, perché quando sto male fisicamente non ce la faccio a buttar giù niente. Peccato perché non potrà mai più esserci il suo matrimonio ed il divertimento che avrei dovuto avere, ma mi bastava che tutti fossero felici, inclusi i suoi genitori con i quali tornai a casa alle tre del mattino. Il giorno dopo, a colazione, sua madre volle sapere subito i miei commenti sul matrimonio e poi anche lei mi disse la fatidica frase: la prossima devi essere tu! Le sorrisi ed abbassai lo sguardo. Lei capii al volo che nei miei pensieri c’era già un principe, mon petit prince, dall’aria sfuggente, dai capelli color dell’autunno e dalla bocca precisa come le pennellate di alcuni maestri del Rinascimento.

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