AGOSTO 2003

Qui purtroppo devo stare attenta a quello che dico perché cammino su un campo di mine in quanto il 30 Agosto 2003 si é sposato mio fratello e se non parlo bene del matrimonio mia cognata mi fucila. Scherzi a parte i due annunciarono a tutta la famiglia che si sarebbero sposati il 30 Agosto, il giorno di Natale del 2002. Dovete sapere cari i miei lettori che nella nostra famiglia il 30 é sempre stato numero da matrimonio:il 30 agosto se ben vi ricordate si é sposata mia cugina (1997), poi i miei zii anche loro 30 agosto, i miei genitori 30 aprile e la madre di mia cognata, 30 ottobre, se non ricordo male. Numeri alla mano, il 30 é composto dal <em>3</em> classificato numero perfetto (la trinità) e lo <em>0</em> numero assoluto. Numerologia a parte indovinate chi fu la testimone scontata per mio fratello? Moi, naturelment! L’altro era un suo vecchio amico di infanzia. L’argomento principe della giornata, almeno la trascorremmo in una maniera diversa, fu proprio il matrimonio e i preparativi connessi. Chissà perché quando una persona si sposa o si aspetta un bambino tutti che vogliono sapere ogni minimo particolare. Il particolare del matrimonio di mio fratello era che alla cerimonia ed alla cena avrebbero assistito solo quaranta persone. Più intimo di così! Le partecipazioni le stampai io. Andai dal mio fornitore ufficiale di carta, il Papiro, e comprai biglietti e bigliettini, poi al computer scrissi la frase di rito e così ho scoperto che potevo avere anche un futuro come tipografa. Vennero bene anche se dovetti fare mille prove, poi andai dalla mia fioraia preferita e feci addobbare la deliziosa cappella, un gioiellino di arte nel cuore di Sesto Fiorentino con pochi fiori, perché altrimenti avrebbe fatto effetto serra o giardino botanico. Ovviamente la fioraia non addobbò solo la chiesa ma confezionò il bouquet, una piccola pallina di roselline color té.<br /><br /><br />Mia cognata, va detto, non é una fashion victim e a lei pizzi, tulle non sono mai piaciuti. Vive in denim e se avesse potuto si sarebbe sposata con un paio di jeans ed una maglietta come il film di Nino D’Angelo, ma visto che aveva una suocera sarta non si poteva perdere l’occasione di farsi fare il vestito da mia mamma e dalla sua di mamma. Quattro mani viaggiano meglio. Sapeva già come avrebbe voluto il suo vestito, semplice. Un pomeriggio andammo in un negozio di Firenze dove ti permettono di provarti tutti gli abiti che vuoi e l’occhio allenato e clinico di mia madre si gettò su un modello. Fece una rapida radiografia al tuttto e ce ne andammo.<br /><br />Io mi permisi di dire, ma non era troppo semplice? Mia cognata mi fulminò con la sguardo. Ok, va bene, come volete voi! Il passo successivo fu comprare la stoffa e solo la mia proverbiale quanto santa pazienza mi fecero desistere da mandare all’aria tutte quelle stoffe che la commessa del negozio ci proponeva e che a amia cognata non andavano bene, ma perché direte voi? Quel pizzo é troppo, quella trina é super caricata, qui ci sono troppi aggeggi, insomma per farla breve alla fine scelse un pizzo molto semplice, che più semplice non poteva esistere.<br /><br />Per la stoffa della gonna andò meglio perché era liscia e senza ricami.<br /><br />Fu la creazione più veloce della storia sopratutto perché mia madre con l’aiuto della consuocera fabbricò il vestito appena un mese dopo essersi operata al tunnel carpale e per una sarta essere operata proprio in quel punto é frustrante. Insomma il vestito venne molto bene anche perché era il terzo o quarto vestito da sposa che aveva cucito mia madre in vita sua e procura sempre molto stress sorpatutto perché le stoffe sono sempre molto scivolose sul tavolo da lavoro. Mia madre alla fine dell’opera proclamò: sarà l’ultimo vestito da sposa che faccio, basta. Infatti fu così.<br /><br />Come titolare di questo blog devo spendere alcune parole sul mio abito: lungo, rosso con stampe di rose di Max Mara, impreziosito da uno scialle di seta con frange, una borsa nera e un paio di sandali della Guess, bellissimi. Insomma da una foto che ho, prutroppo non in digitale, sembravo una di queste che si vedono alla premiazione degli Oscar. Dimenticavo ero accompagnata per l’occasione dal mio miglior amico-compagno di avventure S. Come sempre quando ci siamo noi due nei paraggi il divertimento é assicurato.<br /><br />Era bollente l’aria quel 30 Agosto 2003. Il termometro segnava svariati gradi sopra i 30 e quell’estate era stata insopportabile. Io ero abbronzatissima, ma é cosa superficiale dirlo. Ero appena tornata da una vacanza a Sharm e lì o ti abbronzi o non hai nessuna speranza.<br />Sentivo le goccioline scendere giù lungo i miei fianchi, vedono l’altro etstimone accanto a me nel suo completo ingessato come una statua che cercava in ogni modo di non muoversi, mi disse solo, ad un certo punto:”sono completamente fradicio”.<br />Ecco perché i matrimoni d’estate possono essere belli, ma c’é da soffrire! Alla fine della cerimonia, l’ottantenne parroco (se non é morto quel giorno camperà certo fino a 100 anni e più) mi fece una carezza sul viso e poi un impercettibile segno della croce sulla fronte. Ci rimasi di stucco. Quel segno fatto così senza motivo mi turbò un pò, ma dopo capì.<br />La cena fu strabiliante e non lo dico solo perché era il matrimonio di mio fratello, ma perchè a parte il posto, una villa a San Casciano, uno dei ristoranti più rinomati del Chianti dove la cucina era strettamente toscana e casalinga frutto dell’amore di mani sapienti. La padrona di quel ristorante quando capì che non saremmo stati più di quaranta fece un sospiro di sollievo perché mettere a tavola quaranta coperti invece che cento e più é tutta un’altra storia. Per chiudere la storia mia cognata mi regalò il bouquet anche perché eran già tutti sposati, sua cugina era già divorziata, quindi come dire era scontato che ce l’avessi io. L’ho seccato e messo insieme ad altri due in una cornucopia di raffia che adesso é sulle scale di legno che portano al soppalco di casa mia. La cornucopia era appesa al muro, sbadatamente mentre pulivo le travi é caduto. Un segno.

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